“La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è.” Scriveva V. Hugo. Il pensiero diverso invece è falsificare la realtà a vantaggio o svantaggio delle macchinazioni della mente. A volte è brutale affondare chi ti sta davanti solo perché non si sa nuotare, per un mal di pancia, oppure perché non si riesce a governare la propria valanga di pensieri. Il tesoro più prezioso della vita è lottare accanto agli altri, questo è l’argine. Un gesto piccolo o grande che sia per dare priorità all’efficienza del dialogo a potenziare ogni livello relazionale perché tutti siamo uguali anche attraversando paludi, o ristoranti di lusso. Rinnovo ogni giorno il cammino dell’empatia, dell’ascolto anche turbolento, perché la mia rivoluzione umana è la rivoluzione di tutti. Fare emergere il coraggio, metterlo in pratica, è la prima forma di incoraggiamento. La primavera della rinascita è qui! Ogni persona ha una missione unica anche se distratta o impercepibile.
Spazio Folk
“Ti dirò il più grave dei miei errori.
Quello di non aver amato abbastanza me stessa. Cioè di aver dimenticato che il grande comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”, parte dal presupposto di amare prima e innanzitutto se stessi.
Non ho amato abbastanza me stessa perché non sono mai stata contenta di me stessa, non mi sono mai molto piaciuta. Non ho capito insomma che non è necessario piacersi per amarsi, che amarsi è amare la vita.
Ho amato la vita in astratto, e non sulla mia pelle. O meglio, l’ho amata amando gli altri o sforzandomi di amare gli altri.
Ma è tempo che io riconosca la più banale delle verità: tra gli altri ci sono anch’io.
È tempo che io sorrida, che rida.”
(Oriana Fallaci)

Luna Piena
Il 14 marzo ad Aci Castello, golfo di Catania, ho assistito allo spettacolo della Luna Piena specchiata sul mare, ha illuminato il cielo. Leggo che è nel segno della Vergine. A tal proposito suggeriscono di non pensare troppo. «Quando l’energia della Vergine è così forte, si può essere portati a pensare troppo e a essere eccessivamente severi nel giudicare noi stessi e gli altri (…) se vi accorgete di essere rimasti intrappolati nei dettagli (…) le Lune di Sangue ci collocano esattamente dove dobbiamo essere, anche se in quel momento possiamo avere l’impressione che non sia affatto così. Accelerano la nostra evoluzione, aiutandoci a fare salti quantici verso nuove fasi della vita». È un momento potente per la trasformazione, il rinnovamento e la crescita. Mentre navighiamo in questo paesaggio energetico, siamo invitati a liberarci di vecchi schemi, abitudini ed energie, aprendo la strada a una nuova crescita e trasformazione. Le energie sono intense. Le conseguenze immediate dell’eclissi lunare totale segnano un periodo di rilascio, affidamento e adattamento.
Da ogni parte
Avevo dimenticato questa scena, l’avevo fatto volutamente. Questo film apparteneva ad un tempo difficile da coniugare. Ricordo vagamente la storia. Mi piace dove porta e cosa porta. La ricerca si muove inesorabile scandita da silenzi e nuove direzioni, si sposta da ogni parte altrimenti non sarebbe ricerca. Sono tornato a guardare questa interpretazione, questo film in lingua originale. Si vede un immergersi in un tempo senza tempo. La forza è uguale, una rinascita e una conquista. Una fonte di emozioni che sono di tutti. La gioia del pubblico è l’aspetto a cui tengo di più.
Andreï ha un’idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti che, come lui, vivono facendo umili lavori e portarli a Parigi, spacciandoli per l’orchestra del Bol’šoj. L’attrattiva di un guadagno strappa facilmente i vecchi musicisti dalle loro nuove e disparate attività. Ma a Parigi, dopo essersi fatti anticipare i 100 euro di diaria la compagnia si dissolve. Intanto gli orchestrali dispersi per Parigi vengono raggiunti da un SMS di fronte al quale non possono tirarsi indietro: si chiede loro di esibirsi in onore di Lea. Così, senza alcuna prova, si arriva all’inizio del concerto. L’orchestra parte in maniera sgangherata ma all’assolo di Anne-Marie, come per magia, viene ritrovata l’armonia e la magistrale interpretazione della violinista trascina tutti gli altri musicisti a dare il meglio e ad offrire una prova esemplare che entusiasma il pubblico. Filipov porta finalmente a termine il suo concerto e rende il massimo onore all’amica Lea, che rivive nel talento della figlia.
Fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Il_concerto_(film)
Esploratore
Continua la mia grande riflessione su questo brano. Mi sembra una grande responsabilità, le verità fa rima con felicità. Un andare avanti irremovibile. Un grande atto di amore per essere condiviso. Atti d’amore generalizzati, scuotenti. Felicità scritta da Lucio Dalla qui riproposta con vari pathos di gratitudine, di evoluzione. Se non si gusta subito, non fa niente, ci sarà il tempo perché questa magia possa arrivare. Mi impegno anche nel buio più profondo a muovere magie verso gli sguardi e l’attenzione della platea. Sono invocazioni all’uguaglianza, all’ascolto, alla benevolenza. Un abbraccio verso ogni meraviglia perché tutto lo è, risvegliare la bellezza. Gli arrangiamenti sono diversi e millesimati, l’approccio di devozione mi sembra simile in tutti.
Felicità di Lucio Dalla
Petra Magoni Voce e Ferruccio Spinetti contrabbasso
Damiano David voce con Orchestra Festival Sanremo 2025
Fiorella Mannoia e Ron
Negramaro feat. Paolo Fresu
Lucio Dalla e lo sguardo di Sabrina Ferilli
Aurora Binetti a “Io Canto Generation”
Joe Barbieri a Bar Stella 02/05/2023
Una base di ripartenza, si scrive SINTESI, capolavori filosofici. Buon ascolto
Esempi tra verbi
percórrere v. tr. [dal lat. percurrĕre, comp. di per–1 e currĕre «correre»] (coniug. come correre; part. pass. percórso]. – 1. Attraversare, passare attraverso, riferito soprattutto a vie di locomozione o a corsi d’acqua che solcano un determinato territorio: giunto al piano, il fiume percorre una regione fertile e ridente; la nuova autostrada percorrerà il paese in quasi tutta la sua lunghezza; la valle era percorsa soltanto da qualche vecchia carraia (più com. attraversata). 2. a. Compiere, a piedi (oppure a nuoto, o, nel caso di volatili, con le ali) o con un mezzo di trasporto, un determinato tragitto, in alcuni casi per solo spostamento (che può avvenire anche in un tratto breve), in altri compiendo percorsi più lunghi, talora con soste e deviazioni: per svolgere la sua ricerca ha dovuto p. la regione in lungo e in largo; per arrivare al castello bisognava p. a dorso di mulo un ripido sentiero; la processione si dirigerà al santuario percorrendo il solito itinerario; nei suoi viaggi ha percorso tutti gli oceani; nella gara di nuoto, ha percorso la distanza tra le due rive in 15 minuti; volgersi indietro a guardare il cammino percorso (in senso proprio e traslato); uccelli migratori che percorrono migliaia di chilometri per raggiungere i paesi caldi. b. Riferito ai mezzi stessi di locomozione, e per estens. ad altri corpi materiali che si spostino sul terreno, sul mare o nello spazio: il treno percorre il tratto fra le due città in poco più di un’ora; le rotte percorse dalle navi, dagli aerei di linea; la distanza percorsa da una freccia, da un proiettile che attraversa l’aria. c. In usi estens. e fig. che si riferiscono a movimenti, passaggi e spostamenti, reali o soltanto ideali, nello spazio o nel tempo: p. con lo sguardo le cime dei monti; p. con le dita la tastiera del pianoforte; in pochi anni ha percorso brillantemente tutti i gradi della carriera diplomatica; si sentiva la schiena percorsa da brividi; spec. nel linguaggio letter.: alla man veloce Che percorrea la faticosa tela [tessendo sul telaio (Leopardi); il passato è la misura del tempo che abbiamo percorso (Tarchetti); fremiti di libertà percorrevano tutta la letteratura (B. Croce); la casa … fu percorsa d’echi, di scricchiolii, di presenze e fruscii (E. Cecchi).
Fonte https://www.treccani.it/vocabolario/percorrere/

córrere v. intr. (pass. rem. córsi, corrésti, ecc.; part. pass. córso; aus. essere quando l’azione è considerata in rapporto a una meta, espressa o sottintesa, e nei sign. di cui ai nn. 2, 3, 4, 5; avere quando l’azione è considerata in sé, e nel sign. di partecipare a una corsa). – 1. a. Avanzare rapidamente in modo che in nessun momento i piedi tocchino terra contemporaneamente; con sign. più generico, andare, spostarsi velocemente sul suolo, sia di persona sia di animali: ho dovuto c. per non perdere il treno; ho corso troppo e sono tutto sudato; ho cercato di raggiungerlo, ma lui correva più forte di me; il cavallo correva nella pianura; il cane correva dietro al gatto. Locuzioni: c. come il vento, come il fulmine, a rotta di collo, a precipizio, ecc., correre molto velocemente; c. dietro a qualcuno, inseguirlo correndo, o anche, fig., ricercarne i favori; fig., c. dietro alle donne, cercare continue e superficiali avventure amorose; prov., una volta corre il cane, una volta la lepre, le cose oggi riescono bene a uno, domani a un altro. b. Usato assol., partecipare a una gara di corsa (a piedi, in bicicletta, in automobile, ecc.): la squadra che corre per la casa Bianchi; ricordi i nomi degli assi che hanno corso nell’ultimo circuito di Monza (o dei cavalli che correranno ad Agnano)?; anche in giochi di ragazzi: fare a c., fare a chi corre di più. c. estens. Andare in fretta, venire prontamente, accorrere: si fa buio, bisogna ch’io corra al convento (Manzoni); corri a prendermi delle sigarette; sono corso a chiamare l’idraulico; appena ricevuta la tua telefonata sono corso subito da te; c. al capezzale di un malato. Anche semplicem. andare, sempre però con una certa fretta o interessamento: tutti corrono a vedere quel film; appena saputo ch’era arrivata, è corso a salutarla; c. a una cosa, esservi attratto: i pesci corrono all’amo; le mosche corrono al miele. d. Essere veloce, frettoloso nel fare una cosa: corre troppo quando recita; leggi più adagio, non c.; tu corri troppo!, a chi vuol giungere troppo in fretta allo scopo, a una conclusione. e. Di veicoli e sim., procedere a forte velocità: l’automobile correva sulla strada asfaltata; come corre questo treno!f. Nel linguaggio marinaresco, fare rotta, navigare con una certa velocità: c. di bolina, di controbordo, ecc.; c. a fortuna, navigare con cattivo tempo; in senso più generico, c. sull’ancora, di nave che, ancorata a ruota, per il repentino cader del vento o del mare si porta quasi a picco sull’ancora, richiamata dal peso della catena. 2. fig. a. Ricorrere: c. ai ripari, ai rimedî. b. Compiere un movimento molto rapido e quasi involontario: la mano gli corse al coltello, alla tasca, al portafoglio; l’occhio mi corse subito allo specchio. c. Presentarsi con prontezza e intensità, di parole, pensieri, sentimenti: il mio pensiero corse subito alla mamma (oppure corsi subito col pensiero ecc.); dissi le prime parole che mi corsero sulle labbra; E tanto buono ardire al cor mi corse (Dante). 3. a. Di strade e sim., procedere, snodarsi: la via corre piana fino al lago; la linea ferroviaria corre lungo la strada; sotto il cornicione corre un fregio di stucco; anche, intercorrere, estendersi: dall’una all’altra di quelle terre, dalle alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane (Manzoni); corrono fra la città e le sue colline zone di pianura più o meno vaste (Palazzeschi). b. Di corsi d’acqua, di liquidi, scorrere: il fiume corre tortuoso fra le rive; il sudore gli correva giù per la faccia; il sangue che corre nelle vene; nacque una rissa e corse sangue, ci furono dei feriti, dei morti; fig., un brivido mi corse per le ossa. Per traslato dallo scorrere dell’acqua, anche altri usi fig.: di discorso e sim., procedere bene, filare: i periodi corrono poco; è un discorso che non corre; di pagamenti e sim., avere effetto, decorrere: non s’ammazza certo di lavoro, tanto sa che lo stipendio gli corre lo stesso; gli interessi corrono dal primo gennaio. Molto com. la locuz. fig. lasciar correre, lasciare che le cose vadano per il loro verso, non risentirsi, sorvolare su qualche cosa: lasciamo c. per questa volta. c. Di tempo, trascorrere, passare velocemente: i giorni, gli anni corrono; come corre il tempo!; più genericam., essere in corso: correva l’anno 1300; con gli anni, coi tempi che corrono; o intercorrere: corsero lunghi mesi prima che desse notizia di sé. d. Di spazio, o distanza, frapporsi, intercedere: dalla villa al lago corrono circa 500 metri; c’è corso poco che non cadesse in mare, è mancato poco; fig., correrci, esserci differenza: ci corre da me a lui; tra le nostre opinioni ci corre un abisso; tra me e te (ci) corrono tre anni. 4. a. Occorrere, capitare: sono corsi avvenimenti importanti in questi ultimi tempi; mi corre l’obbligo di avvertirti, sento l’obbligo. b. Con sign. reciproco, venire scambiati: erano corse tra loro promesse di matrimonio; corsero pugni, ingiurie, minacce; Corsero a un tratto, con stupor de’ tigli, Tra lor parole grandi più di loro (Pascoli); o semplicem. esserci: tra marito e moglie non corrono più buoni rapporti; non corre certo buon sangue tra quei due!5. a. Di voci, notizie, dicerie e sim., circolare, esser diffuso: corrono brutte voci sul suo conto; il discorso cadde sulle opinioni che correvano là in fatto di religione (Giusti); corre voce che …, si dice che. b. Di uso, moda e sim., essere in voga: tra i ragazzi d’oggi corrono curiose abitudini. c. Di moneta, essere valida, avere corso legale: è una moneta che non corre più. d. ant. Di tributi, essere in vigore. 6. Con uso trans.: a. Percorrere: Felice te, che il regno ampio dei venti, Ippolito, ai tuoi verdi anni correvi (Foscolo); chino sul volante della sua rossa macchina che correva l’antica strada romana (D’Annunzio); c. il mare, ant., corseggiare. b. Con sign. più particolari: correr pericolo, c. un rischio, andare incontro a; c. la cavallina, condurre una vita spensierata, di piaceri e disordini (v. cavallina1). c. letter. Scorrere devastando: i barbari corsero gran parte l’Italia; battuta, spogliata, lacera, corsa (Machiavelli). d. Partecipare a una gara di corsa. c. il giro d’Italia; i 100, i 200 metri. Anticam. era com. anche per altre competizioni: c. giostra, giostrare; c. (il) palio, correre per vincere il palio: Poi si rivolse, e parve di coloro Che corrono a Verona il drappo verde (Dante); c. (la) lancia, fare un assalto di lancia a cavallo, in giostre, in tornei: non v’era un miglior per correr lancia (Ariosto); in questa zuffa, la velocità della carriera non serviva, come nel c. la lancia, ad accrescere impeto ai colpi (D’Azeglio). e. fig., poet. ant. C. sangue e sim., trasportare sangue copiosamente versato: Sangue corrono i campi e sangue i fiumi (V. Monti); vollero morir col ferro in mano, E avanti a lor correa sangue il piano (Mercantini). ◆ Part. pres. corrènte, anche come agg. e sost., con accezioni partic. (v. corrente1, corrente2, corrente3, corrente4).
Fonte https://www.treccani.it/vocabolario/correre/

rincórrere v. tr. [comp. di rin– e correre] (coniug. come correre). – 1. Inseguire correndo, in genere chi fugge e con intenzioni ostili: rincorse il ladro ma non riuscì a raggiungerlo; ho rincorso l’autobus, ma non sono riuscito a raggiungerlo; nel rifl., con valore recipr.: fare, giocare, a rincorrersi, dei ragazzi che per gioco si corrono dietro a vicenda. Con altro sign., cercare ripetutamente, con insistenza: i giornalisti rincorrono da giorni il ministro per avere una sua dichiarazione; ti rincorro da ieri ma non ti trovo mai. 2. fig. Inseguire con la mente, con la fantasia: r. un sogno, un desiderio; anche inseguire qualcosa per cercare di ottenerla a tutti i costi: r. il successo, la fama.
Fonte https://www.treccani.it/vocabolario/rincorrere/

Minstrels (musica sognata)
Ritornello, rimbalzi
tra le vetrate d’afa dell’estate.
Acre groppo di note soffocate,
riso che non esplode
ma trapunge le ore vuote
e lo suonano tre avanzi di baccanale
vestiti di ritagli di giornali,
con istrumenti mai veduti,
simili a strani imbuti
che si gonfiano a volte e poi s’afflosciano.
Musica senza rumore
che nasce dalle strade,
s’innalza a stento e ricade,
e si colora di tinte
ora scarlatte ora biade,
e inumidisce gli occhi, così che il mondo
si vede come socchiudendo gli occhi
nuotar nel biondo.
Scatta ripiomba sfuma,
poi riappare
soffocata e lontana: si consuma.
Non s’ode quasi, si respira.
Bruci
tu pure tra le lastre dell’estate,
cuore che ti smarrisci! Ed ora incauto
provi le ignote note sul tuo flauto.
EUGENIO MONTALE (da Ossi di seppia, Gobetti, 1925)
Oriana
Leggendo Vita Immaginaria di Natalia Ginzburg scopro la scrittura di Oriana Fallaci. Una sua frase sulla libertà, indipendenza, della donna. Mi piacque molto e la resi testo in una mia recente drammaturgia.
A seguire senza una logica conseguenziale, in questi giorni, forse solo perché trovo brava Miriam Leone, ho guardato la fiction RAI dal titolo Miss Fallaci. Dedicata ad una delle figure più controverse e incisive del giornalismo italiano.
Oriana Fallaci, al di là di un carattere per nulla facile (a tratti insopportabile, stando alla testimonianza diretta di chi ha lavorato con lei), aveva una qualità rara: una prosa incandescente, fatta di emotività allo stato puro, di coscienza dell’efficacia “simbolica” della passione.
Alla fine delle 8 puntate c’è una magistrale chiusura del racconto (solo una parte della vita di Oriana Fallaci). Riporto alcuni passi perfettamente appropriati al ragionamento che stavo facendo prima, il mio di questi giorni. La bravura è la partecipazione. Le parole belle possono essere marce. La funzione di questo malessere è la verità, o per meglio dire, desiderio di chiarezza.
Oriana al suo editore che prima la licenzia in malo modo e poi la reintegra “Volevi la verità, avevi ragione! Perché la verità è l’unica cosa per cui valga la pena vivere. Anche quando è scomoda e ti costringe a pensare che tu non sarai mai amato. (…) La verità la dirò sempre. Anche se questo vorrà dire restare sola tutta la vita. E l’ho capito solo ora. (…) La verità, una bestia selvaggia liberata dalla sua gabbia che muove stordita i primi passi incerti al sole. (…) Tirarsela fuori è una mutilazione liberatoria. Ci si ritrova menomati, ma cauterizzati e limpidi. Il mondo ci appare di colpo diverso. (…) Le sue domande risvegliano quell’altra bestia sopita, la curiosità, gemella e madre della verità, una curiosità feroce che alimenta il desiderio di partire, di andare a vedere e sentire”
Per tutti
Quando penso a te o scrivo a te per un attimo mi chiedo se questo significa “insistenza”. Poi rifletto, mi rassereno e penso che è una connessione che metto in atto, invisibile, di vera bellezza, di esposizione nuda del mio sentire. Se scandaglio queste tre parole invisibile, vera, bellezza riesco a riassumerle tutte in un concetto infinito che è “l’ adesso” ovvero il momento presente “l’istante” in cui devi decidere, se scrivere questo messaggio o fare altro. Non è sempre così. Quando è veramente forte preferisco scriverlo perché riconosco la sfida che contiene. Le verità sono infinite, laddove sono così profonde vanno espresse.
La bellezza del sentire
Qui il sentire è posto come un richiamo, come una voce forte e decisa che ci dice di assecondare una intuizione. Fa parte della nostra sensibilità di ogni “sentire” a cui ho dato attenzione, orientando le mie scelte anche se da visionario e senza “utili” senza nessun “avere” o contropartita, più delle volte controvento.
Vivo di quell’incoscienza di cui ne ho fatto un’arte. Poi diventa manifesta, ma questa è un’altra storia. Da sempre è così. Racconto un esempio di oggi, un bell’incontro e come si è evoluto.
Anni fa mi incuriosì il lavoro di Simona Di Gregorio che al momento con tanta maestria conduceva un attività di insegnante di canto per un gruppo di persone di ogni età sotto l’insegna UnicaVuci Catania, un coro popolare aperto a tutti, senza distinzione di età, di genere, di provenienza. Bene!!
Rimango affascinato. In quel periodo stavo realizzando interviste preparatorie per un film di cui al momento c’è solo un teaser. Chiedo a Simona la possibilità di fare una intervista. Lei mi dice che avrebbe lavorato a Giarre i giorni successivi e mi invitava ad andare con loro così avrei potuto seguire lei e il suo gruppo, era ad aprile 2019.
Salgo in macchina con lei e musicisti. La intervisto in ogni momento utile. Realizzo anche altro materiale. Poi le scrivo e le offro di completare con tutto il gruppo altre riprese, ne avevo già un bel po’, per il montaggio, pro bono, di uno spot dei CASENTULI, formazione di musica popolare.
Ieri, 09 marzo 2025, dopo quasi 6 anni, guardo la serie Il Gattopardo su Netflix e riascolto quella bellezza di voce e bravura, felice ed esaltato nell’avere conosciuto e intercettato la sua capacità molto tempo prima e che avevo già pubblicato proprio quell’inno di gioia.
La lungimiranza che all’inizio ho definito come incoscienza ed ogni ciò che porta è il mio mood, mi piace!! Sono i prodigi dell’arte e la sua volontà di esistere. Di seguito i tre momenti dove c’è Simona che porto alla Vs attenzione. Il silenzio, l’aspettare,
Il Gattopardo | Spunta lu Suli | Netflix
Da cosa nasce cosa. Detto ciò, elencate le esperienze suddette, porto in evidenza un bella intervista a Elisa Coclite, in arte Casadilego ospite di Stefano Bollani e Valentina Cenni che in una recente puntata del programma televisivo Via dei matti n.0 hanno ricordato, con un tocco personale e coinvolgenteAhmad Jamal, uno dei pianisti più influenti e innovativi della storia del jazz. Un incontro straordinario in cui musica, improvvisazione e dialogo si intrecciano per dar vita a un viaggio sonoro unico.
Trascrivo il loro dialogo sul “valore delle pause”
. Quanto è importante per te fermarti, fare silenzio?
. Nella vita o nella musica?
. Nella vita e nella musica!! Tutte e due!!
. In entrambi i casi è necessario “il silenzio”, “l’aspettare”. L’ascolto soprattutto”!
. Eh sì bisogna fare spazio no, l’importante è fare il vuoto per capire cosa è necessario… si cambia continuamente…
. Sì, è semplice, ma non così tanto in realtà. Da dire non c’è molto, nella pratica è più difficile di quello che sembra
. Fare silenzio, “sì”, sono tante tante persone che parlano dentro di te, metterle a tacere, stare in ascolto
. Si, ascoltarle più che metterle a piacere..
. Ah, ascoltarle ecco, queste moltitudini che lei ha dentro vogliono essere ascoltate, ha ragione giusto, poi quando ce ne sono troppe… fai silenzio e ascolto qualcos’altro!! E invece la musica, che cos’è per te nella tua vita? Oggi facciamo domande proprio esistenziali, domande importanti.
. Cosa non è?
. Cosa non è la musica?
. Penso che non ci sia una cosa che non sia strettamente intimamente legata alla musica nella mia vita la sto facendo fatica a trovarne una tua vita